Ci sono voluti quasi tre anni per il collegato, presentato per la prima volta dal Governo Letta nel febbraio 2014, per chiudere i lavori di approvazione del collegato agricolo, un paradosso per un provvedimento che dovrebbe servire a sburocrtizzare!!
In effetti però qualche spunto interessante c’è e la numerosità dei temi affrontati lascia presagire o meglio sperare nella possibilità di intervenire a 360 gradi per facilitare la vita delle imprese.

C’è però da sottolineare che la vicenda non è ancora conclusa perché per alcuni rilevanti elementi contenuti nel pacchetto normativo sono richiesti ulteriori interventi di natura legislativa e amministrativa.
Tra le novità con effetto immediato ci sono:
l’estensione della possibilità di esercitare il diritto di prelazione nei casi di compravendita di fondi rustici a favore degli – imprenditori agricoli professionali (iap) confinanti con quelli offerti in vendita;
– la riduzione da 180 a 60 giorni dei termini entro i quali le amministrazioni sono tenute a chiudere i procedimenti per chi richiede di esercitare attività agricola.
Tempi più lunghi invece per la semplificazione, che richiede il riordino legislativo e l’emanazione di testi unici; per l’istituzione della “Banca della terra” presso Ismea per promuovere la mobilità e la ricomposizione fondiaria e infine per il riordino degli strumenti di gestione dei rischi (assicurazione agevolata e fondi di mutualizzazione) e per rivedere i meccanismi di regolazione del mercato in agricoltura (contrattualistica, accordi interprofessionali, forme di organizzazione in agricoltura).